A 52 anni, dopo esperienze lavorative imprenditoriali e dirigenziali, al ritorno da alcuni anni vissuti all’estero devo inventarmi un nuovo lavoro.

Lo voglio fare cercando anche di rendermi utile agli altri e mettere a disposizione l’esperienza che, bene o male, ho accumulato nel tempo.


Non molto tempo fa ho letto il libro “Un mondo senza povertà” di M. Yunus (Fondatore della Grameen Bank e Premio Nobel per la Pace nel 2006), vi ho trovato esplicitate le idee che andavo meditando da tempo: “E’ ora di realizzare un nuovo tipo di attività economica che ha di mira la realizzazione di obiettivi sociali anziché la massimizzazione del profitto […] una forma di iniziativa economica capace di attivare le dinamiche migliori del libero mercato conciliandole con l’aspirazione a un mondo più umano, più giusto, più pulito”.

Questa le premesse al Progetto che qui vorrei brevemente presentare:

L’obiettivo sarebbe costituire una società che commercializzi bevande a base di frutti, o comunque prodotti di origine vegetale, in Italia ancora non ben conosciuti o valorizzati (ad es. il guaranà, l’herba mate, …).


L’idea su cui basare l’attività si può riassumere nello slogan:


– bevande buone (il gusto è importante, può essere atipico, insolito, particolare, ma comunque alla fine deve essere gradevole); – che fanno bene alla salute (le bevande devono avere alla base frutti dalle elevate proprietà benefiche, ed il loro consumo deve apportare benefici alla salute).


– il cui acquisto contribuisce al benessere di popolazioni del Terzo Mondo e alla tutela dell’Ambiente (garantendo ai produttori ed ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso, includendo nel prezzo del prodotto una quota destinata a sovvenzionare progetti di crescita sociale e di tutela ambientale – secondo i principi del Commercio Equo e Solidale). Prodotti simili esistono già in commercio, venduti principalmente nelle Botteghe del Mondo di Organizzazioni di CEES, ma la loro diffusione è limitata e di nicchia (ovvero confinata a canali di distribuzione “alternativi” ed a un tipo di consumatore particolarmente sensibilizzato e consapevole).


A mio parere esistono gli spazi e le opportunità per uscire dalla nicchia, proponendo nuovi prodotti (di due linee, una per bevande in lattina, magari addizionate ad anidride carbonica, con percentuale bassa di materia prima, economiche, destinate al pubblico più allargato, l’altra per bevande in bottiglietta, con maggiore percentuale di sostanza organica, più costose, per un pubblico più ristretto e selezionato). Dai dati e dalle ricerche il mercato del CEES (Commercio Equo e Solidale) appare in Italia in costante crescita e con ampi margini di miglioramento. Cosi pure il mercato delle bevande a base di frutta appare solido e, pur ben presidiato da grandi Società e Multinazionali, offre ancora buoni margini di crescita specialmente a prodotti innovativi e più attenti all’evolversi dei gusti e delle richieste dei consumatori. L’obiettivo è raggiungere la popolazione intera (il prodotto si deve poter vendere anche di per sé, il fatto di essere un prodotto di Commercio Equo e Solidale deve essere un elemento in più a favorirne la scelta), ottenere interessanti livelli di vendite, coinvolgendo anche la grande distribuzione, oltre a canali distributivi alternativi e alla vendita on-line. In sintesi i punti fondamentali su cui costruire il progetto sono:
– una società specializzata e focalizzata solo sulla commercializzazione delle bevande come sopra descritte;
– l’introduzione di sostanze sconosciute o quasi per l’Italia (ad es. l’açaí, della foresta amazzonica, ma non solo…), anche per sfruttare l’effetto novità;
– un modello di società, e quindi di agire economico, nuovo, davvero “etico” (ma non per questo meno attento al rispetto dei parametri economici fondamentali di funzionamento e di successo), prendendo a modello il business sociale (primo: creare società che agiscono pienamente nel mercato, ottengono un profitto ma non lo distribuiscono, lo reinvestono in azienda e ne destinano una parte alla realizzazione di opere o servizi di pubblica utilità. Secondo:

tali società devono operare in modo trasparente, rispettoso, in tutte le loro operazioni e modalità di funzionamento sia nei confronti delle leggi, dei clienti e degli altri soggetti economici) del premio Nobel Yunus, l’inventore del microcredito;


– un ruolo fondamentale riservato al marketing, alla comunicazione, all’attenzione ai nuovi media e alle nuove tecnologie di comunicazione (rivedendo e riposizionando anche l’immagine sociale, il look e non solo l’etichetta dei prodotti).


Ecco, questo, in sintesi è il progetto.
Mi piacerebbe un confronto, ricevere critiche, suggerimenti per saggiare la validità delle idee.
Sono ben accette anche adesioni alla realizzazione del progetto.

Ho in mente una società con una struttura leggera, delocalizzata (per la cronaca, io sono residente a Mantova), quanto possibile immateriale (priva di magazzini, macchine, automezzi, etc.); se la mission è quella di vendere, lì si devono concentrare tutti gli sforzi, occorre presidiare internet, comunicare, farsi conoscere, inventare iniziative promozionali; non è quindi fondamentale l’ubicazione (anzi, forse, l’appartenenza a realtà territoriali differenti potrebbe essere una risorsa…)


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