ATENE – “So quanto sia importante donare a chi ha bisogno perché da piccola avevo sono crescita con poco da mangiare, niente elettricità e pochissimi vestiti”

Penelope, una quarantina d’anni, due figli e un ristorante italiano fallito un paio d’anni fa a causa della crisi e’ una dei cinque volontari che lavorano per raccogliere e distribuire il cibo nel centro per la solidarietà alimentare di Ampelokipoi, ad Atene. Si tratta di uno dei centri per la distribuzione del cibo che fanno parte della rete “Solidarity for All” sostenuta da Syriza per far fronte all’emergenza sociale, alimentare e sanitaria della Grecia. Caratteristica di questi circa 50 centri, che distribuiscono alimenti a 8000 famiglie in tutto il paese, e’ l’essere gestiti principalmente da persone che hanno perso il lavoro a causa della crisi. Il 20 per cento dei volontari dei centri di “Solidarity for All” sono gli stessi beneficiari della distribuzione di cibo e altri beni: in questo modo si intende favorire la reazione al senso di colpa e alla depressione che segue la perdita di lavoro e la povertà.

Penelope fa parte del 20 per cento dei volontari che sono anche beneficiari: “ma il mio senso di solidarietà fa si che prenda soltanto il cibo che è necessario a me e ai miei due figli”, sottolinea. E’ una donna fragile che dopo un’infanzia di difficoltà economiche ha fatto diversi lavori: ha lavorato in una nave crociera, che arrivava anche a Brindisi, poi e’ stata donna delle pulizie e infine ha aperto un ristorante italiano, che però è fallito due anni fa. Successivamente ha deciso di mettere le proprie forze a disposizione degli altri, ma per farlo, sottolinea “sono stata aiutata da altri volontari”.

Nella sede del centro di Ampelokipoi, terminata la raccolta Penelope ascolta il fondatore del centro, Dimitri Chasapis che racconta la nascita e il funzionamento della struttura. “Dopo le elezioni del 2012, sulla spinta del partito Syriza ho deciso di avviare questo centro, all’inizio erano solo 2 le famiglie bisognose del quartiere”. “Ad agosto 2014 c’erano 40 beneficiari, ora sono 120 le famiglie da aiutare, una crescita non lineare ma esponenziale”. “Chi viene per la prima volta può avere una piccola parte di cibo”, “nei giorni successivi vado a casa sua a vedere se ci sono reali bisogni e se serve altro, aiuto medico o elettricità, in alcuni casi di sfratto, si cercano case per ospitare persone in periodi di emergenza”. “Spesso l’aiuto che serve di più e’ psicologico, mi è capitato di aiutare persone così depresse da voler tentare il suicidio”. “Io ero tra quelle persone in difficoltà” dice la volontaria.

Oggi Penelope ha reagito e il suo aiuto va oltre la raccolta di cibo: “qualche tempo fa ho conosciuto una donna povera che era disperata perché incinta”, racconta. “Attraverso facebook, che non so usare ma mi ha aiutata mio marito a usarlo, dice, ho trovato un ginecologo disposto a visitarla gratuitamente e tutto il necessario di vestiti per il piccolo”. (Ludovica Jona. Traduzione di Argyris Chasouros)

Read more http://bit.ly/1xUhe0h


0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *